Gli ultimi spettacoli in scena
“Il gabbiano”, regia Filippo Dini
di Anton Čechov
traduzione Danilo Macrì
con (in ordine alfabetico) Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Giuliana De Sio, Gennaro Di Biase,
Filippo Dini, Giovanni Drago, Angelica Leo, Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente
regia Filippo Dini
regia della scena Lo spettacolo di Kostja Leonardo Manzan
dramaturg e aiuto regia Carlo Orlando
scene Laura Benzi
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Massimo Cordovani
TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
Teatro Carignano, Torino 2 – 14 dicembre 2025
www.Sipario.it, 8 dicembre 2025
«Quattro atti, un paesaggio, molti discorsi sulla letteratura, un po’ di azione e cinque tonnellate d’amore»: ci fa piacere riprendere (dalle note di regia) le parole con cui Čechov descrisse la sua opera; punto di partenza poetico, emozionante, sulla riflessione che facciamo quest’oggi su Il Gabbiano, appena visto al Teatro Carignano per la regia di Filippo Dini. Difficile, per chi scrive, dimenticare le interpretazioni di Gabriele Lavia e Remo Girone (Konstantìn), Anna Proclemer e Laura Betti (Irìna), Ilaria Occhini e Pamela Villoresi (Nina) nelle trasposizioni televisive RAI di qualche tempo fa. In ogni caso, proviamo a concentrarci sulla messinscena allo Stabile di Torino.
Senz’altro, la regia di Dini – unitamente al contributo del dramaturg e aiuto regista Carlo Orlando – lanciano una sfida: spingono audacemente a porsi delle domande e a sforzarsi di decostruire. Cominciamo da quel che ci colpisce di più (in senso positivo): i passaggi e i raccordi all’interno della narrazione, tra i vari atti e scene; affidati a un karaoke disperato, dove i protagonisti sono come rock star al tramonto (probabilmente, mai state star e catapultate in direttissima al crepuscolo, loro malgrado). Che poi è lì che si racchiudono, secondo noi, la forza e l’originalità di questo adattamento: nella desolazione da pub di terz’ordine, nella raffigurazione di personaggi goffi, cialtroni, quasi caricaturali, nel loro disperato bisogno di amore che li rende degli imbucati all’esclusivo party della vita.
I dialoghi e l’intreccio sono affare ben noto per i frequentatori del teatro e dei capolavori firmati da Anton Čechov. La novità sta, appunto, nello svestire i personaggi da un’aura poetica, decadente e malinconica (per dire, il celebre scrittore Trigòrin qui diventa un balbuziente e imbranato bambinone, smidollato e del tutto privo di volontà), abbandonandoli a uno squallore da reietti, da guitti, da disperati. In questo senso, Dini e Orlando mettono a punto un congegno forte.
Poi, segnaliamo quella che per noi è una chicca assoluta: Lo spettacolo di Kostja, diretto da Leonardo Manzan. Abbiamo paura di usare un linguaggio improprio definendola una video installazione: sta di fatto che non abbiamo mai apprezzato tanto la commedia messa in scena sul lago da Kostja e dalla sua Nina come in questo adattamento, comprendendone le profondità del testo e interiorizzandole in modo diverso. Siamo grati di questo.
Giovanni Luca Montanino
