Ospite di Visioni e Visionari, il Filosofo della Scienza ed evoluzionista dell’Università di Padova ha proposto un viaggio tra i visionari della scienza: fil rouge la lungimiranza
Style.corriere G. Ferrari
Telmo Pievani, tra gli ospiti della prima edizione di Visioni e visionari, l’evento di Style Magazine presso Armani/Teatro Milano (30 e 31 ottobre). Foto Stefano Guindani
IMMAGINATEVI QUALCUNO CHE nel Medioevo metteva la prima pietra di una cattedrale, sapendo benissimo che non avrebbe visto la cerimonia di inaugurazione perché ci sarebbero volute generazioni per terminare l’edificio. Oppure pensate a un contadino avanti con l’età che pianta un ulivo, sapendo benissimo che non lo vedrà crescere. Chi sono queste persone se non dei visionari?».
Telmo Pievani e il pensiero delle cattedrali
Telmo Pievani e l’evoluzione della lungimiranza
Restare in contatto con questa lungimiranza è fondamentale. Nel suo talk a Visioni e visionari, Telmo Pievani ha dimostrato come la storia dell’uomo sia passata per numerose fasi. Partendo da quella concezione del futuro basato esclusivamente sul brevissimo termine che contraddistingueva il pensiero dell’Homo sapiens 75mila anni fa. «I miei colleghi neuroscienziati si sono accorti che la nostra mente non è fatta per la lungimiranza», ha spiegato. «Charles Darwin teorizzava che il cervello si fosse adattato a un mondo in cui dovevi rispondere a delle esigenze impellenti, di sopravvivenza. Procurarti il cibo, sfuggire ai predatori, riprodurti. E quindi si viveva giorno per giorno. Non siamo abituati all’idea di una proiezione verso il futuro. Siamo schiacciati sul presente».
L’etica della prossimità e le predizioni della scienza
Infatti, «siamo molto legati alla cosiddetta “etica della prossimità”. Ci piace l’idea di fare qualcosa solo se ha un effetto che possiamo vedere, nello spazio e nel tempo». Nel corso dell’evoluzione però «l’uomo ha imparato a estendere il tempo, alimentando una capacità di immaginazione, uno slancio visionario». La scienza, infatti, secondo Pievani, è «cercare di fare predizioni. Quindi non ci stupiamo se tantissime culture del passato abbiano calcolato eclissi solari e lunari da lì a centinaia di anni pur sapendo che non le avrebbero mai viste. Così come il contadino era conscio del fatto che non avrebbe mai visto quel seme di ulivo crescere fino a diventare un albero».
E oggi? Secondo Pievani «il pensiero delle cattedrali» è un modello nuovamente in crisi. Sembriamo tutti tornati a «un futuro schiacciato sul presente». Una via d’uscita potrebbe essere proprio riscoprire la lungimiranza, non solo come approccio emotivo ma anche in quanto fattore evolutivo ed economico. «Sono tante le ragioni per essere lungimiranti. A cominciare dalla convenienza, anche economica o in termini di creatività scientifica». Un punto di riferimento? La Costituzione italiana che, all’articolo 9 afferma che lo Stato deve tutelare “l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. «È forse il testo più lungimirante che abbiamo oggi in Italia. È una delle poche leggi al mondo che include le future generazioni come soggetto di diritto. Bisogna fare le cose non soltanto pensando ai nostri interessi, ma anche a quelli di chi verrà dopo di noi».
